Le vacanze, almeno le nostre, stanno per iniziare, ma per ritrovarci pronti a ripartire a settembre, è forse il caso di fare il punto della situazione e assegnare un po’ di compiti per le vacanze.
A noi di Pianeta eBook: sintetizzare i punti salienti dell’evoluzione del mercato eBook in modo da rinfrescare la memoria dei nostri lettori;
A voi: leggere le nostre schede di sintesi e non farvi trovare impreparati quando vi chiederemo “dove eravamo rimasti?”
Cominciamo con il self-publishing, di cui in questi giorni stiamo sentendo parlare molto.
Il self-publishing negli USA
Nel 2011 i titoli autopubblicati sono aumentati del 58% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 211.269. Di questi, gli eBook rappresentano il 41% ma, costando molto meno dei cugini cartacei, portano solo l’11% dei ricavi.
Le tre principali piattaforme a cui si affidano gli autori/editori fai da te, CreateSpace (Amazon), AuthorSolutions’, e Lulu. A fare notizia in questi giorni è invece la piattaforma Smashword, che ha collaborato con tutti i 4 self-publisher che nella scorsa settimana hanno dominato la classifica eBook del New York Times con ben 7 titoli tra i primi 25. Il suo fondatore, Mark Coker, ha dichiarato al Guardian:
Sarebbe già un onore vedere un solo autore di Smashwords sul Times, figuriamoci quattro. Solo un anno fa sarebbe stato impensabile. Tra un anno sarà una cosa comune.
I 4 autori (segnatevi i nomi, potremmo continuare a sentirne parlare) sono Colleen Hoover all’8° posto con Slammed e al 18° con Point of Retreat; RL Mathewson al 16° posto con Playing for Keeps, Lyla Sinclair al 17° con Training Tessa, e Bella Andre, che si è aggiudicata 22°, 23°, 24° posto. A incorniciare questo quadretto, le prime tre posizioni inossidabili delle 50 sfumature, riunite nella trilogia che si aggiudica il 25° posto. E con E.L. James a fare da filo conduttore, ci spostiamo al di qua dell’oceano.
Il self-publishing nel Regno Unito
Come vi abbiamo raccontato da poco, Amazon UK, in occasione del secondo anniversario dello sbarco del Kindle in territorio britannico, ha annunciato il sorpasso degli eBook sui libri cartacei, con un rapporto 114 a 100. L’ultimo anno ha registrato un +400% di autori indipendenti grazie al programma Kindle Direct Publishing. Indovinate chi ha iniziato la sua carriera proprio attraverso il KDP? E.L. James, che con le sue 50 sfumature è l’autrice bestseller del momento con 2.000.000 di copie digitali in soli 4 mesi, nonché la più venduta di sempre, sbaragliando persino la Rowling con il suo Harry Potter. Se non bastasse, altri 3 autori tra i 10 bestseller sono emersi grazie allo stesso programma di self publishing: Nick Spalding, Katia Lief e Kerry Wilkinson. I loro nomi svettano tra quelli di Suzanne Collins, Stieg Larson e James Patterson.
Il self-publishing in Italia
Secondo lo studio che l’AIE ha presentato a Editech 2012, lo scorso giugno, le opere auto-pubblicate disponibili nel nostro Paese in formato cartaceo sono circa 38-40 mila, mentre gli eBook sono circa 6.500 (comprese le versioni pdf del libro cartaceo). I generi che tirano di più sono thriller, gialli, fantasy e romanzi sentimentali, insieme ai manuali di uso pratico. I nostri principali self-publisher hanno residenza in Lombardia (praticamente uno su cinque), Lazio e Campania.
Una nicchia a cui guardano anche gli editori, perché lo considerano un importante terreno di scouting. D’altra parte, secondo la ricerca di A. T. Kearney-BookRepublic, nel 2011 il self-publishing ha provocato una perdita di fatturato per gli editori tra i 70 e i 120 milioni di dollari negli USA: è dunque opportuno capire come rapportarsi al fenomeno. Per fare qualche esempio: Gems con il torneo Io scrittore, Mondadori che sta creando una piattaforma per le opere auto pubblicate e Atlantyca e Piemme che hanno avviatoil progetto di “selfpublishing & fan fiction” rivolto ai lettori di libri delle collane di Geronimo Stilton. E non dimentichiamo la piattaforma Narcissus Self-Publishing di Simplicissimus. Non è un caso che se, secondo l’AIE, meno del 10% degli autori che si autopubblicano riescono a vivere del proprio lavoro, è vero anche che i selfpublisher di maggiore successo vengono messi in pochissimo tempo sotto contratto dalle case editrici.
Il self publishing è dunque un biglietto da visita per gli autori? Qualcuno lo paragona alle performance caricate su YouTube che, grazie al passaparola e al numero di visualizzazioni, hanno trasformato dei cantanti sconosciuti in artisti affermati. Dunque l’editore sparisce o non sparisce? E deve avere paura del fenomeno selfpublishing oppure no? Le risposte a queste domande – si spera – dopo le vacanze!
E qui in basso, trovate una serie di articoli per approfondire:
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E che cosa ci sarebbe da dire del pregiudizio ancora forte in Italia sugli autori che si autopubblicano? Per molti quello di un editore sembra essere un marchio di garanzia. Vero o falso? Davvero tutti coloro che non trovano un editore sotto le cui insegne pubblicare, non hanno dignità di stampa? E davvero la letteratura distribuita con i canali tradizioni è “buona letteratura”?
E allora, un buon romanzo autopubblicato, ammesso che ce ne siano, che strade deve seguire per essere diffuso e apprezzato?
Fabio Mazzoni
Autore autopubblicato
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