Amazon sotto assedio: il gigante del mercato eBook vacilla?

Golia sta soffrendo, e a metterlo in difficoltà come da tradizione un piccolo e apparentemente debole Davide. Ma la querelle che sta coinvolgendo, loro malgrado, il colosso di Seattle e la IPG, associazione che riunisce numerosi editori indipendenti, nasconde un problema ben più grave che la sospensione della vendita di 5000 eBook.

Urge fare il punto della situazione: Amazon sta rinegoziando i contratti con i propri “fornitori” (leggasi, case editrici), in un ottica di riduzione del prezzo medio e dell’incremento del margine di ricavo. IPG è un gruppo di editori indipendenti alleatisi per cercare di spuntare un prezzo migliore sulle opere dei propri autori.

Amazon ha cercato di imporre un’ulteriore erosione dei margini di ricavo degli editori, che hanno risposto con un rifiuto netto, per bocca del loro rappresentante e presidente, Mark Suchomel. Risultato: Amazon sospende la vendita di oltre 4000 eBook, sperando che deviando il corso del fiume di ricavi gli editori assetati tornino a più miti consigli.

Ma ciò non accade. Anzi, Suchomel e soci sono ben determinati a resistere, consci che se non lo facessero rimarrebbero comunque in braghe di tela; passano perciò al contrattacco, invitando i propri associati a negoziare con gli storici rivali Amazon: B&N, Kobo e compagnia cantante. Non vogliono i nostri eBook? Li venderemo a chi ce li chiederà, poco male se non sarà il (vasto) pubblico Kindle ad acquistarli.

Amazon ha fatto questo gioco altre 100 volte: ha imposto il proprio volere a editori disorganizzati facendo valere la forza indiscussa del potere distributivo e del bacino di mercato di cui dispone. Ma stavolta la posta si è alzata, c’è la sopravvivenza dell’intero business da difendere.

Un business fatto di long tail, esclusività (“puoi trovarlo solo su Amazon”) e margini ridotti all’osso, facendo affidamento sulla quantità di eBook venduti piuttosto che sul profitto per singolo titolo. Business esteso anche ai dispositivi, eBook reader e tablet, venduti a prezzi perfino inferiori a quelli di realizzo, pur di calamitare gli utenti all’interno dell’ecosistema chiuso. Ciò che fa Apple con l’iPad, ma in versione low cost.

Il meccanismo si è però inceppato quando Wall Street ha chiesto lumi sui profitti, calanti, di Amazon. Agli investitori interessa ottenere un buon dividendo, e se questo è scarno i soldi si spostano verso aziende più remunerative. Niente soldi niente investimenti, niente investimenti niente nuovi prodotti e servizi. Risultato: la società deve ora combattere su ogni contratto, anche su uno che prima non avrebbe destato preoccupazioni come quello con una corporazione di editori indie.

Ad aggravare la situazione, le previsioni di vendita del Kindle Fire e la prospettiva dell’imminente arrivo dell’iPad 3. La presentazione del nuovo tablet Apple è annunciata per gli inizi di Marzo (ammesso che non si tratti di una bufala), e un’indagine IBT conferma l’enorme appeal di cui gode la tavoletta, con o senza Steve Jobs: il 50% di chi ha comprato un Kindle Fire vorrebbe acquistare anche un iPad 3. Ammesso che questo avvenga, una volta provata la differenza…su quale dispositivo si leggeranno e acquisteranno gli eBook?

Altra cattiva notizia collegata riguarda le stime, al ribasso, di vendita del Kindle Fire. Ad analizzarle in questo caso è stata la banca d’affari Barklays, che ridimensiona da 23,8 a 18,4 milioni il numero di esemplari venduti. Anche in questo caso sottocosto.

Riuscirà Amazon a superare l’empasse e a rintuzzare gli attacchi dei competitors, guadagnando nel contempo la fiducia della finanza di Wall Street e i relativi milioni di dollari di investimenti? Una cosa è certa, la coperta si sta accorciando per il gigante degli eBook.



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