Il prestito di eBook conviene? Aumentano del 26% le vendite dei self-publishers

Senz’altro è capitato a ognuno di noi, durante la spesa al supermarket, di essere “agganciato” da una promoter che, con la scusa di un assaggio gratuito, riesce a piazzare anche 2 o 3 confezioni del prodotto (anche quando non ci è strettamente indispensabile…!).

Un metodo di promoting vecchio come il cucco, ma che funziona sempre, anche nel settore dell’editoria digitale.

Prendiamo il Kindle Lending Program: il prestito degli eBook su Amazon è stata una delle iniziative commerciali più discusse, criticate e osteggiate del colosso di Seattle. I grandi editori si sono immediatamente chiamati fuori, quelli medio piccoli sono stati tirati dentro per i capelli, gli autori hanno aderito con un mix di scetticismo e preoccupazione. Unici contenti, i lettori “a prestito”.

In realtà c’è anche un altra categoria tra i “pro”: quella degli autori che già pubblicavano per Amazon con la formula del self-publishing e che hanno guadagnato – nella duplice accezione di “popolarità” e “dollari”.

A dichiararlo, mezzo comunicato stampa, è la società: l’aumento medio delle royalties è del 26% per gli autori che hanno messo gratuitamente a disposizione degli utenti Prime Amazon il proprio lavoro. Ciò significa che, una volta letto gratuitamente, l’eBook viene anche acquistato. O che scoperto l’autore, gli si restituisce parte del “maltolto” acquistando il resto della bibliografia digitale.

A ciò si aggiungono, naturalmente, le royalties che Amazon corrisponde in automatico a coloro che aderiscono al programma, come compensazione del mancato introito derivante dal prestito. Il successo del programma ha spinto la stessa Amazon ad incrementare il fondo ad esso destinato, da 500 a 700 mila dollari.

Indubbiamente, per chi ha poco o nulla da perdere come uno scrittore esordiente in cerca di notorietà e pubblico, questo espediente conviene eccome: essere inseriti nelle liste di prestito Kindle significa guadagnare la ribalta in breve tempo, farsi un nome e – se si ha un minimo di bibliografia – anche farsi qualche soldo.

Ma sarà lo stesso per gli autori “intermedi”?



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