Molti nemici, molto onore. In tempi cupi per il nostro Paese si usava bearsi della propria condizione di “antipatici”, “scomodi”, per affermare di converso il proprio peso specifico. Nel mondo degli affari, e nello specifico in quello dell’editoria digitale, questo moto ben si adatta a quanto sta succedendo ad Amazon, e alla sua spregiudicata condotta che sta scontentando tutti. Tranne i propri clienti (e naturalmente, i propri azionisti!).
Pietra della discordia, l’annuncio di 122 nuove pubblicazioni “made in Amazon” nei prossimi mesi, sia in formato eBook – cavallo di battaglia della società di Seattle – sia cartaceo. Con contratti in esclusiva per galline dalle uova d’oro come Tim Ferriss e Penny Marshall. C’è da scommettere che altri arriveranno, attirati dai munifici contratti offerti e da una maggiore libertà artistica. Cosa rimarrà quindi per gli editori “tradizionali”?
Il New York Times ne ha interpellato qualcuno, e la risposta è sempre quella: Amazon fa paura, ora più che mai. Perchè negli anni è stata in grado di mettere in difficoltà le librerie fisiche, offrendo un servizio virtuale altrettanto se non più efficiente. Il risultato è che in America colossi come Borders e Barnes & Noble, a loro volta “assassini” di piccole librerie indipendenti, finiscono con le gambe all’aria.
Dopo i libri, gli eBook. Per alcuni una manna, per altri una iattura. Gli editori temono la pirateria, temono di perdere il controllo sui contenuti e i proventi che ne derivano, ma intanto la società annuncia il sorpasso eBook – cartaceo, uno dei best seller di Dan Brown vende più su Kindle che su Amazon, e l’eReader diventa un oggetto di uso comune, superando la fase “gadget”.
Da qui a diventare editore, il passo è breve. Prima offrendo a chiunque abbia un manoscritto nel cassetto una vetrina (digitale) dalla quale passano milioni di potenziali clienti quotidianamente, col fenomeno self publishing che trova il proprio alfiere in John Locke: 1 milione di eBook venduti, al pari di gente come Larsson e Patterson.
Ed eccoci al punto d’arrivo, che è anche il punto di partenza della nostra storia. Gli editori che strillano e si stracciano le vesti lamentando lo strapotere Amazon, ammonendo i propri autori che si pentiranno della scelta fatta, che è solo un fuoco di paglia, che per Amazon è importante solo il profitto (come se si aprisse una casa editrice per mera filantropia…).
La verità è che Amazon ha più che mai interesse a scovare nuovi talenti, o valorizzare quelli che già esistono. Puntando sugli eBook ma non trascurando il cartaceo, per rivoluzionare l’editoria come e più di quanto ha fatto Apple con iTunes per la musica.
Che sia Bezos il degno sostituto di Steve Jobs?
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La trasformazione del libro in “app”, con tutte le conseguenze in termini di costi e “facilità” d’acquisto, è la più grande, sfacciata e inosservata operazione di clonaggio messa in atto. Altro che samsung che copia l’ipad.
Jeff è *veramente* quello che ha capito meglio di che sostanza è fatto il successo di Jobs e Apple.