Kindle Fire: sicuri che sia l’anti iPad?

A meno di una settimana dal superevento Amazon, che ha catalizzato l’attenzione mondiale sui nuovi device del colosso di Seattle e sul futuro dell’editoria digitale, iniziano le considerazioni a freddo, quelle fatte più con la testa che con la pancia.

E c’è qualcuno che propone un differente punto di vista rispetto a quanto detto e scritto in questi giorni: il poker d’assi è stato sì calato sul tavolo da Jeff Bezos, ma di fronte a lui a giocare non ci sarebbe Steve Jobs o chi per lui. Almeno non da solo.

Non chiamatelo anti iPad, insomma. Il primo a presentare questa visione è il giornalista genovese Luca Tremolada, dalle pagine della sua rubrica Goozo su Nova100 de IlSole24Ore. Se mettiamo da parte per un momento i rumors dei bene informati, che annunciano a breve il lancio di un nuovo Kindle Fire più performante, secondo Tremolada è difficile parlare di battaglia a due, perché il Kindle Fire costituirà un problema non tanto per Apple ma per Samsung, Sony e gli altri competitor che producono tablet con schermi piccoli:

perché sette pollici sono davvero pochini per un film. Abbastanza per giocare e magari sufficienti per una serie da non più di mezz’ora. E’ uno schermo da passeggio, davvero portatile ma poco godibile in chiave casalinga. Mentre l’iPad, si sa, dà il meglio di sè come sostituto domestico di notebook e pc, quantomeno nella fruizione mediale.

Kindle Fire, quel furbetto di Bezos imita Jobs“. Il titolo anticipa il succo del discorso:

La mossa va compresa: il vero vantaggio di Bezos rispetto agli altri androidi è aver il migliore servizio di vendita di libri del mondo. Integrarlo dentro un tablet a colori per vendere contenuti digitali può essere il modo di smarcarsi dal mercato eBook e al tempo stesso aggredire i coreani dove meno sono forti: gli store. In questo, ma solo in questo Bezos è davvero simile a Steve Jobs.

Il secondo punto di vista arriva invece da Claudio Tamburrino, attento osservatore del mercato digitale. La sua analisi su Punto Informatico parte dalla considerazione che un prezzo così competitivo del Kindle Fire si accompagna necessariamente a un abbassamento della qualità delle specifiche tecniche, a scapito degli stessi introiti di Amazon.

O meglio, si abbassa il prezzo del device per accrescere il fatturato proveniente dalla vendita di contenuti. Se Amazon riuscirà nel suo intento, sarà la condanna per gli altri dispositivi con sistema operativo Android che, di fatto, non possono permettersi il lusso di abbassare così tanto il prezzo perché non hanno le spalle coperte da un ecosistema come quello di Apple prima e di Amazon poi.

La prossima mossa tocca proprio al Nook Color di Barnes&Noble:

costa 50 dollari in più di Kindle Fire, e il Nook con e-paper 60 dollari in più del modello base (con advertising) di Kindle.

Apple, intanto, senza fare troppe distinzioni tra i nemici, curiosamente all’indomani della presentazione del Kindle Fire ha deciso di espandere iBookstore a 25 nuovi mercati, tra cui l’Italia. Inizia quindi a consolidare il suo canale di distribuzione di eBook, il campo in cui Amazon regna incontrastato. Almeno fino ad oggi.

In attesa che si scoprano le prossime carte, ci piace pensare, per la gioia dei lettori italiani, che la velocità con cui le nostre case editrici hanno risposto alla chiamata di Apple sia foriera di buone notizie per il mercato dei libri digitali.



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