eBook dovrebbe essere la traduzione di libro elettronico, non il contrario. A quanto pare, il primo lettore digitale di libri è nato proprio in Italia, dalla mente creativa di due giovani architetti italiani, per la precisione di Varese, oggi sposati, che avevano avuto una così felice intuizione da presentare il proprio progetto nel 1993, come tesi di laurea al Politecnico di Milano.
La lavagnetta, come l’avevano definita Franco Crugnola e Isabella Rigamonti, aveva una forma arrotondata che incorniciava un ampio schermo (nel progetto era previsto anche un secondo schermo sottilissimo simile a quello dell’iPad), ed era delimitata in basso da pulsanti di comando per ingrandire il font e cambiare pagina, e in alto da un ingresso per floppy o cd rom.
Incipit, anche il nome è veramente originale. Doveva stare a significare l’inizio di un testo e anche l’inizio di un’avventura entusiasmante. Eppure, il progetto fu rifiutato da due grandi aziende, tra cui Microsoft, che non vi avevano visto alcuna portata commerciale.
Ma oggi non ci sono rimpianti per il papà del libro elettronico, che avrebbe dovuto spendere 20 milioni di vecchie lire per brevettare l’idea:
Non penso che con un brevetto le cose sarebbero andate diversamente. Certo non sarei stato milionario. In ogni caso mi piace rendere pubblico il fatto che quell’idea ce l’abbiamo avuta io e mia moglie tanti anni fa. Purtroppo la tutela delle idee oggi non è una materia semplice. Basta una piccola modifica e il prodotto anche più originale diventa qualcosa diverso. L’ho provato in questi anni di lavoro nel campo del design. Chi ha le vere idee non sempre viene tutelato, i diritti sono pochi tanto meno i riconoscimenti economici.
Repubblica propone una gallery fotografica con le immagini del primo eBook Reader Incipit e del progetto dei due architetti Franco Crugnola e Isabella Rigamonti. Un punto a favore dell’Italia, che entra a pieno titolo nel prossimo eBook sulla storia del libro digitale.
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Interessante. Mi lasciano un po’ perplesse alcune frasi lette sugli articoli linkati come “all’epoca non c’erano i cd rom”, “non c’era internet”, “c’erano solo schermi verdognoli”: nel 1993 i cd c’erano da dieci anni, forse non c’era il web ma internet c’era eccome anche in Italia, e gli schermi verdognoli erano estinti da un pezzo. Insomma, nel 1993 Apple presentava Newton a Adobe il formato pdf. Non stiamo parlando dell’età della pietra. A parte questi dettagli un po’ strani, tanto di cappello: sarebbe interessante saperne di più, costi di fabbricazione previsti, peso, tipo di schermo proposto.
S*
E’ vero, internet c’era già, e il cd si apprestava a soppiantare il floppy. Ma i pc erano ancora pochi e la diffusione di massa del web è arrivata molto dopo. “Collegarsi” era un privilegio di pochi, che dovevano essere dotati di grande pazienza, a causa della lentezza delle connessioni. Si andava negli internet point, non esistevano i social network…
E quindi immaginiamo che per due neolaureati dovesse essere difficile avere una visione d’insieme del mercato delle tecnologie. Probabilmente era complicato anche solo avere accesso alle informazioni giuste.
Pensare a tutto quello che per noi oggi è scontato e irrinunciabile e confrontarlo con una manciata di anni fa è da vertigine
Salve, ho trovato l’articolo talmente interessante che vorrei citarlo nella mia tesi… Per fare correttamente la bibliografia ho però bisogno dell’autore. Grazie