iPad a scuola, c’è chi dice no

In questi ultimi giorni, complice anche la riapertura delle scuole, vi abbiamo spesso parlato delle possibili applicazioni didattiche di eReader e iPad. Non ultimo, il caso del liceo di Bergamo che ha adottato l’iPad in classe, o gli ultimi sviluppi nella digitalizzazione dei libri di testo.

Questa volta invece, vi parliamo di una scuola che, andando controtendenza, cerca di scoraggiare in ogni modo l’utilizzo dei device nelle classi: il St. John’s College sta conducendo in queste settimane una guerra aperta ai tablet ed eReader. Il perchè?

Distraggono gli studenti. E finchè si tratta di eBook reader le alternative possibili al seguire la lezione sono pochine (giusto qualche gioco, sperimentato di recente da Amazon), ma quando il device è l’iPad…i nodi vengono al pettine!

Non è comunque l’unico problema lamentato dalla portavoce del college, Rosemary Harty. Altra complicazione è la tendenza degli scolari a cercare online versioni gratuite dei libri di testo, spesso dalle traduzioni obsolete e quindi inutilizzabili per lo studio o le discussioni in classe.

Il dibattito insomma rimane ancora aperto: iPad in classe, si o no? Dateci il vostro parere!

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2 Commenti

  1. Paolo Baroni scrive:

    Quello di facilitare una possibile “fuga” verso altri “lidi più ludici” è un pericolo reale che è presente durante le lezioni in tutto il mondo. Pensiamo ai nostri studenti che negli anni ottanta e novanta giocavano con i primi giochini .exe o addirittura .bas sui PC dei laboratori di scienze, matematica, informatica invece di assolvere ai compiti loro assegnati. Ma questi episodi non hanno minimamente scalfito la potenzialità del computer nella didattica, anzi: hanno contribuito a rendere l’ambiente maggiormente “scuola”, come è “scuola” quando il professore spiega o interroga e qualche studente si diletta nella battaglia navale o nell’incisione pseudo artistica del banco. Se gli studenti “evadono” dalla lezione non è colpa dello strumento ma della lezione. In alcuni casi infatti l’evasione può essere addirittura più proficua delle parole riversate sulla classe dal docente. L’evasione degli alunni dalla lezione è quindi un allarme utile per correggere l’impostazione didattica della lezione che forse non è sufficientemente coinvolgente. Un colorato, potente iPad fra le mani degli studenti non è il primo fantastico strumento che varca i confini delle scuole e non sarà l’ultimo. Rigettarlo per paura che incanti troppo i nostri fanciulli è una forma di chiusura mentale inaccettabile. Portiamo le nuove tecnologie in classe insieme a una didattica coerente e collaborativa, attraverso la quale gli studenti capiscano che la costruzione del percorso formativo è affidato principalmente a loro stessi, vedrete che le “fughe verso il gioco” saranno rare e isolate, sostituite dal piacere di “giocare” con la conoscenza e la collaborazione.

  2. mario caraffini scrive:

    la questione è che le mode passano e quel che resta sono i contenuti.
    Le parole d’ordine, oggi, sono: competenza e laboratorio. Chiacchere inutili e quel che è peggio, dannose. Si pretende di abbassare il livello delle conoscenze per dare ai ragazzi l’illusione della libera costruzione del ragionamento mentre gli si fornisce il ragionamento già pronto. La scuola deve fornire i materiali e non suggerire-imporre il loro semplicistico, pianificato assemblaggio. Il risultato che scaturirebbe sarà tutt’altro che democratico, affatto adattabile alle esigenze mutevolissime del mondo.

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